Biografie illustri
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Luigi Decò  (1910-1997)
Insegnante - Amministratore - Dirigente Sportivo
Cittadino Onorario di Valeggio
 

Nacque in Villafranca veronese il 30 marzo 1910, quarto di sette fratelli crebbe alla scuola del padre Afra, per molti anni stimato medico condotto nella frazione di Quaderni di Villafranca: professionista di specchiata onestà e di grandi doti intellettuali, il dr. Decò è ricordato soprattutto per la sua sensibilità verso i più disagiati.

Diplomatosi maestro sul finire degli anni Venti, iniziò la sua professione in un paesino della montagna vicentina, Durlo di Crespadoro, nell'alta valle del Chiampo, che raggiungeva nel pomeriggio della domenica, pedalando in bicicletta per una settantina di chilometri. Per rientrare poi in famiglia a Quaderni solo il sabato pomeriggio successivo, sempre puntuale anche in pieno inverno. Giunto alle scuole elementari di Valeggio nel 1941, dopo la seconda guerra mondiale ne divenne in breve l'emblema e per generazioni di scolari fu il Maestro per eccellenza, per il suo insegnamento severo, chiaro ed esemplare. Terminò la sua lunga carriera assumendo la carica di Direttore Didattico Reggente del polo scolastico valeggiano, controvoglia, poiché ciò gli impediva il contatto diretto con i suoi alunni. Nel 1976, andò in pensione, ma continuò la sua missione di educatore impartendo lezioni private a un numero imprecisato di studenti, da quelli delle elementari fino agli universitari che preparavano le tesi di laurea o l'esame di stato.

Per anni è stato dirigente dell'Ass.ne Tamburello Belladelli di Quaderni, che sotto la sua guida conquistò sei memorabili scudetti consecutivi fra il 1961 e il 1966; grande appassionato e studioso di questo sport, fu anche consigliere provinciale della Federazione Nazionale di Tamburello. In campo sociale, fece parte del consiglio di amministrazione dell'ente morale «Ebe e Aleardo Franchini» che gestisce l'asilo infantile di Quaderni e, durante il suo mandato, fu realizzata la nuova sede dell'istituto.

A Valeggio, oltre all'insegnamento, s'impegnò nel Patronato Scolastico, ente che si occupava di aiutare gli alunni meno abbienti. In ambito comunale ricoprì cariche di consigliere e assessore nelle amministrazioni del secondo dopoguerra.   Diventò valeggiano d'adozione e sposò anche una valeggiana; amò sempre molto questo nostro paese tanto da dedicargli anche alcune pubblicazioni di carattere storico. Per anni, fu giornalista collaboratore del periodico diocesano Verona Fedele e della rivista di studi storici Vita Veronese.    Personaggio dalla profonda cultura, la cui sete di sapere non era mai placata, ormai ottantenne iniziò l'acquisto della monumentale Enciclopedia Treccani. Fu, nonostante qualche problema fisico, uomo dalla volontà di ferro, sempre impeccabile in giacca e cravatta e con la cartella sdrucita di cuoio marrone.

Rimarrà per sempre scolpito nella memoria di chi l'ha conosciuto in sella alla sua inseparabile bicicletta nera, mentre attraversa le vie del paese, o lungo i cinque chilometri di strada che separano Quaderni da Valeggio, anche sotto la più fitta nevicata a capo scoperto, che pedala deciso e inarrestabile contro ogni difficoltà.

Nel 1983, per i suoi meriti nel campo culturale e sociale, gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Valeggio. Dopo una vita lunga e straordinariamente operosa, vissuta con profondo senso del dovere e con estrema semplicità, si è spento in Villafranca il 3 aprile 1997. Riposa nel cimitero di Quaderni.

  

Dott. Prof. Angelo Nicolato  ( 1888 - 1961 )
Chirurgo Oculista - Uomo politico

Angelo Nicolato nacque a Milano da Antonio, originario di Caldiero, e dal Luigia Carteri, valeggiana, il 29 Ottobre 1888. Compì gli studi medi a Milano e quelli universitari a Pavia, dove nel 1913 si laureò con lode in Medicina e Chirurgia. Chiamato al servizio militare, era ancora sottotenente medico quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale; la sua ferma si prolungò sino al giorno della Vittoria nel 1918. Alpino per spirito e tradizione, combattè tutta la guerra sull'Adamello, meritandosi una medaglia di bronzo e due croci di guerra. Congedato, iniziò la sua professione di medico ed in aprticolare di oculista, divenendo prima assistente, poi aiuto e quindi Direttore della Clinica Oculistica dell'Università di Pavia, nel 1926. 

In quegli anni aderì al partito fascista, partecipò alla marcia su Roma e divenne segretario provinciale del partito. Fu poi deputato al Parlamento per due legislature e per dieci anni, dal 1933 al 1943, Podestà di Pavia. L'attività politica non lo distolse dai suoi doveri di medico e chirurgo oculista e dall'insegnamento nella clinica oculistica a studenti specializzandi. La sua attività scientifica fu ricca di risultati  e lo portò a praticare, primo in Europa e fra i primi nel mondo, il trapianto di cornea, nel 1936, quando l'era dei trapianti sembrava cosa da fantascienza.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, trascorso il burrascoso periodo della guerra civile e degli anni  che ad essa seguirono, allontanato dall'università per i suoi trascorsi politici, trovò rifugio nella casa paterna e nell'Ospedale Civile di Valeggio sul Mincio.  A Valeggio ebbe la possibilità di ritornare a lavorare come medico, ritrovò la sua serenità e riprese la sua quasi frenetica attività di chirurgo, che lo riportò alla sua cattedra di Clinica Oculistica dell'Università di Pavia, svolgendo attività contemporaneamente anche a Milano e Mantova.

Non abbandonò più la sua Valeggio, dove tornava ogni Sabato e Domenica per operare, curare e... fare la sacrosanta partita a ramino con gli amici valeggiani, e dove tornò definitivamente in un gelido sabato di Maggio nel 1961 per essere inumato nella tomba di famiglia.

Tratto da : A.R.Foroni, " Vocabolario del Dialèt Valesà" , 1989.

 

 

Domenico Foroni   ( 1796 - 1853 )
Musicista e Patriota

Nacque a Valeggio il 10 Luglio 1796, da una famiglia di possidenti, al numero 562 di Contrada Piazzola (ora via Jacopo Foroni). Il 7 Novembre 1818 sposò Teresa Zovetti, dalla quale ebbe cinque figli, due dei quali divennero famosi: Antonia (1822) apprezzato soprano e Jacopo (1824) compositore e direttore della Cappella Reale di Svezia.

Nel 1818, Domenico accettò il doppio incarico di direttore dell'Accademia veronese degli "Anfioni Filocorei" e di maestro concertatore del Teatro Filarmonico; nel contempo svolse  anche un'intensa attività di insegnante.

I suoi discepoli più illustri furono, oltre ai figli Antonia e Jacopo, il valeggiano Alessandro Sala, Carlo Pedrotti , Paolo Bombardi, Domenico Conti e Maria Spezia Aldegheri.

Compositore egregio di musica sacra di lui ci restano un "Miserere" ed alcune "Messe"; scrisse fra l'altro anche diversi brani musicali per la Sinagoga  di Verona: purtroppo gran parte della sua opera è andata perduta.

Nel 1848, Domenico partecipò  attivamente alla Prima Guerra di Indipendenza: quale membro del comitato segreto dei patrioti veronesi, per tre volte propose al ministro piemontese della guerra un piano particolareggiato per la presa di Verona, ma lo stato maggiore di Carlo Alberto non  lo mise in atto per la negligenza e l'inettitudine dei suoi generali e la prima guerra d'indipendenza finì con un nulla di fatto.

Dopo un'intensa e prolifica carriera, Domenico si spense il 24 Marzo del 1853, in Verona. Sulla sua tomba, presso il cimitero monumentale della città scaligera, si legge : 

 A DOMENICO  FORONI
NATO A VALEGGIO IL 10 LUGLIO 1796
CHE L'INGEGNO ALLE DISCIPLINE DEL BELLO
IL CUORE AI GENEROSI AFFETTI
EDUCO'
DELLE VIVIDE ARMONIE CREATORE
DELL'ARTE MUSICA INSEGNATORE SAPIENTE
NEL DI' XXIV MARZO 1853
AGLI ETERNI CANTI ELEVATO
Tratto da : Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960

 

 

Jacopo Foroni    ( 1824 - 1858 )
Musicista e Patriota

Figlio di Domenico, nacque il 26 Luglio 1824 nella casa di Contrada Piazzola, in quella stessa via che oggi è a lui dedicata. Intelligenza vivida e precocissima, a otto anni suonava già il pianoforte e a dodici si esibì in pubblico , presentando una sua composizione al Teatro Filarmonico di Verona. Frequentò il classico e , per un solo anno, Giurisprudenza presso l'Università di Padova, poi si trasferì a Milano per perfezionare la sua preparazione musicale, con il  maestro Alberto Mazzuccato.

A quindici anni affrontò la musica sacra con un Credo per coro ed organo ed un Salmo Leatatum sum   tra voci maschili, definito da Alessandro Sala "grandioso".

A sedici anni scrisse tre romanze per canto e pianoforte: La lontananza, Il desiderio e L'anima del Purgatorio. E' del 1846 la sua prima opera Margherita, melodramma in due atti. Due anni dopo, stava per andare in scena, in un teatro milanese, la 18°  rappresentazione dell'opera, quando scoppiò la rivolta delle Cinque giornate di Milano. Alla sollevazione contro l'occupazione austriaca partecipò attivamente anche Jacopo, imbracciando il fucile e sparando dalle barricate che sorgevano nelle strade: fu in questa occasione che compose l'inno patriottico L'Italiana.

Dopo l'episodio bellico, il musicista riprese la sua attività e girò l'Europa fino a che, nel 1849, fu chiamato a Stoccolma come direttore dell'Opera Italiana nel Mindre Teatern e dei concerti classici nello Stora Teatern.

Sempre a Stoccolma, nel 1850, fece rappresentare il suo secondo melodramma Cristina Regina di Svezia, che ebbe un vasto successo: il re di Svezia, Oscar I, al quale l'opera era dedicata, volle insignire il musicista valeggiano dell'Ordine di Vasa e nominarlo Maestro della Cappella Reale.

Jacopo visse a Stoccolma per circa nove anni; tornò a Milano nel 1852, per rappresentare la sua terza opera lirica I Gladiatori che ottenne un lusinghiero riscontro di pubblico. Durante questo viaggio, Jacopo tornò per l'ultima volta a Valeggio, prima di riprendere la strada verso la lontana Svezia, dove continuò la sua intensa attività di Maestro della Cappella Reale, che accrebbe la sua notorietà. In questi anni compose anche la famosa  Sinfonia in do minore che lo confermò come uno dei musicisti più promettenti del tempo; da notare che questa era tra le musiche preferite dal grande maestro Arturo Toscanini. Fra le ultime sue composizioni, Jacopo scrisse per un genetliaco reale la cantata sinfonica L'Avvocato Panthelin.

L'8 Settembre 1858, colpito dal colera, si spegneva prematuramente a soli 34 anni, lasciando un vuoto incolmabile non solo in chi l'amava, ma anche nel mondo della musica.   Fu sepolto, dopo una solenne cerimonia in cui vennero suonate le sue musiche, nel cimitero cattolico di Stoccolma, dove ancora riposa.

Sulla casa natale valeggiana, nel 1884, alla presenza di molte autorità , di esponenti del mondo musicale, della sorella Atonia e di Alessandro Sala, che tenne l'orazione ufficiale, fu scoperta la seguente iscrizione :

QUI
IL 26 LUGLIO 1824
JACOPO FORONI
AUTORE ISPIRATO E SAPIENTEDI MELODRAMMI E SINFONIE
EBBE I NATALI DADOMENICO FORONI
NELL'ARTE MUSICALE SOMMO INSEGNANTE
VALEGGIO 1884

 

Tratto da : Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960 - A.R.Foroni, " Vocabolario del Dialèt Valesà" , 1989.

 

 
Giuseppe Maria Zamboni
(1876-1932)
Civico Benefattore
 
La famiglia Zamboni  aveva accumulato una discreta fortuna attraverso investimenti fondiari e immobiliari. L'ingegner Gustavo, padre del nostro  benefattore, fu sindaco di Valeggio dal 1884 al 1889 e uno dei fondatori nel 1900 della Società Elettrica, che portò alla costruzione del primo impianto idroelettrico valeggiano in località Buse di Prevaldesca.
Giuseppe (1876-1932), era figlio unico e dopo una vita agiata e sportiva, socio del Touring Club, appassionato di viaggi e fra i pionieri dello sci invernale, non avendo avuto figli e sentendo scemare le proprie forze, all'età di cinquantatré anni decise di mettere su carta le proprie estreme volontà.
 
Nel febbraio 1929, presso il notaio Demetrio Marai di Valeggio, depositò il suo testamento olografo vergato in sette fogli, di quattro facciate ognuno. Nel documento, con puntigliosa determinazione, dispose la suddivisione delle sue proprietà tra la legittima moglie, signora Giuseppina Piazzi, dalla quale viveva separato da diversi anni, l'amata compagna dell'ultima parte della sua vita, la signora Elide Melchiori, e il signor Silvano Soardo, suo amministratore e amico di sempre.
Zamboni precisò che alla morte della signora Elide, la proprietà della Villa e le sue adiacenze (giardino, vigneto, corte, scuderia e Casa Svizzera esterna al cortile) dovevano passare al Comune di Valeggio per essere destinate a sede dell'Asilo infantile, del Patronato comunale e dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, quale nido materno, cucine materne, eventualmente ospedaletto infantile. Zamboni chiedeva che la Villa di Valeggio, una volta divenuta pubblica, fosse dedicata alla madre, signora Giuseppina Gandini Zamboni.
 
Il suo volere è stato esaudito e una lastra marmorea, posta a lato della porta d'ingresso, reca inciso il nome della signora. Non solo, ma anche la via che porta alla sua Villa gli è stata dedicata: Via Giuseppe Zamboni - Civico Benefattore.
Zamboni si spense nel 1932, all'età di cinquantasei anni. Trentacinque anni dopo, nell'agosto del 1967, alla morte della Sig.ra Elide, il Comune di Valeggio entrava in possesso di tutte le proprietà destinategli.
Dopo i lavori di ristrutturazione e adeguamento, nel settembre del 1975 si arrivò all'inaugurazione della Scuola Materna Comunale di Villa Zamboni. Una lapide posta nel giardino ricorda l'evento:
 
"A Giuseppe Zamboni che con previdente generosità
tende e tenderà in perpetuo la mano benefattrice
ai figli e alle madri dell'amata Valeggio,
il Comune realizzando il suo voto ne affida il culto della memoria
alle famiglie riconoscenti.
 Valeggio s. M. 1.9.1975" 
 
Con la donazione dei terreni del fondo Verlér, il Comune di Valeggio ha potuto realizzare il grande Centro Polifunzionale odierno e, nei pressi, la scuola media e il complesso degli impianti sportivi.
Vicino alla Villa, nella Corte Bassa, è sorto negli anni Ottanta del Novecento un complesso edilizio denominato Casa Albergo, che accoglie anziani e persone che ne hanno bisogno. Anche qui è stata posta una lapide commemorativa:
 
"Valeggio sul Mincio perpetua riconoscente il nome di Giuseppe Zamboni
fulgido esempio di amore per la sua terra.
Per sua volontà e generosità questa Corte Bassa
è divenuta casa di sereno riposo, albergo lieto
per gli anziani bisognosi della nostra comunità.
Mese di ottobre 1982." 
 
 
 
GIUSEPPE CARLO SIGURTÀ   (1898-1983)
Imprenditore industriale - Mecenate
 
Nacque in Castiglione delle Stiviere il 23 maggio 1898. La sua giovinezza fu segnata, a soli sedici anni, dalla perdita del padre di professione tipografo, unico sostegno della famiglia, e dallo scoppio della prima guerra mondiale, che lo vide presto arruolato. Ufficiale di artiglieria fu destinato a salire sugli aerei come osservatore per dirigere il tiro delle batterie a terra. Dopo il congedo militare nell'aprile del 1920, riprese gli studi e conseguì la laurea in scienze economiche e commerciali all'università di Genova (1921). Non trovando lavoro in patria emigrò per un breve periodo in Argentina, dove ricoprì un incarico di responsabilità presso una ditta di Buenos Aires, produttrice di medicinali.  
Rientrato in Italia dopo dieci mesi, in seguito alla morte della madre, iniziò l'attività in campo farmaceutico, prima come importatore e poi, per far fronte all'orientamento autarchico del regime fascista, come produttore, con stabilimenti a Milano e a Castiglione delle Stiviere. Nasceva così nel 1933 la Sigurtà Farmaceutici.
 
Nel 1941, arrivato a Valeggio per acquistare uno dei famosi calessi che qui si producevano, gli fu proposto l'acquisto di villa Maffei e del suo grande parco di cinquanta ettari. Come lui stesso raccontava, senza pensarci troppo accettò l'offerta e ne divenne il nuovo proprietario. Nei decenni successivi, superando non poche difficoltà, riuscì a trasformare l'arida tenuta collinare nel Parco Giardino Sigurtà, aperto al pubblico dal 1978 e divenuto ormai l'attrattiva naturalistica di Valeggio conosciuta nel mondo.
Nella nuova veste villa Maffei Sigurtà ha ospitato importanti convegni medici e scientifici con la partecipazione di premi Nobel come Alexander Fleming (penicillina), Sellman Waksman (streptomicina), Gehrard Domagk (sulfamidici), Konrad Lorenz (etologia), Albert Sabin (vaccino antipolio) e di molte altre personalità italiane e straniere del mondo della scienza, della cultura e dell'arte.
 
Nel 1977, nei saloni della villa fu organizzato un incontro bilaterale Italia - Germania, fra il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il Cancelliere Helmut Schmidt. Nel 1981, il violinista Uto Ughi fu ripreso dalla RAI mentre eseguiva brani musicali lungo i viali del parco.
Tra le tante iniziative culturali intraprese dal dottor Sigurtà, va ricordata la pubblicazione delle riviste letterarie Lo Smeraldo e I Quaderni Scientifici dello Smeraldo, che furono ben accolte negli ambienti culturali lombardi negli anni Cinquanta e Sessanta.
Dopo la definitiva cessione dell'attività industriale nel 1974, il dottor Sigurtà si dedicò completamente alla gestione del parco fino al 10 agosto del 1983, quando morì mentre trascorreva una vacanza a Madonna di Campiglio .

 

Girolamo Gottardi    ( 1853 - 1886 )
Medico - Esploratore

Nato nel 1853 da un'antica ed agiata famiglia valeggiana, studiò presso il collegio vescovile di Verona e si laureò in Medicina a Padova, a soli 24 anni. Per un breve periodo, fece parte del 6° Reggimento di Cavalleria di Aosta, con il grado di sottotenente medico.

Nel 1880 tornò a Valeggio per poi assumere l'incarico di medico condotto in Roverchiara. Nel 1881, si imbarcò come medico di bordo sulla nave "Correbo III" , per il suo primo viaggio verso l'America del Sud. Nel 1882 è ancora in viaggio verso l'India e per due volte raggiungerà Bombay. Durante  uno di questi viaggi si incontrò con i membri della "Spedizione Bianchi", che lo appassionarono alle esplorazioni extra-europee.

Nonostante i familiari e lo stesso don Giovanni Beltrame, noto esploratore, lo sconsigliassero, Girolamo iniziò a frequentare gli ambienti scientifici milanesi e quelli della "Società d'esplorazione in Africa", dove presentò formale richiesta di partecipazione alle attività esplorative. Nel 1885 venne contattato ed aggregato alla spedizione che il conte Gian Pietro Porro stava organizzando.

La partenza avvenne del porto di Genova il 24 Gennaio 1886: i membri della spedizione erano 14 e giunsero ad Aden il 7 Febbraio. Le difficoltà iniziarono fin da subito per le ostilità incontrate presso le autorità locali e, dopo un'avventurosa attraversata di 135 miglia la spedizione arrivò a Zeila, nella Somalia Britannica. Lo scopo dell'impresa era quello di esplorare l'allora sconosciuta regione etiope, denominata Harrar, ma poco prima di arrivare al capoluogo Gidessa, l'accampamento italiano fu circondato da truppe inviate dall'emiro dell'Harrar che, con la scusa di volerli scortare fino alla cittadina, li disarmarono e poco dopo aprirono il fuoco, massacrando tutti i componenti della spedizione.

Sulla casa natale di Girolamo, in piazza Carlo Alberto, una lapide ricorda:

 
GOTTARDI DOTT. GIROLAMO
CO LA SPEDIZIONE PORRO
TRUCIDATO IN AFRICA
IL 9 APRILE 1886
AL NUOVO MARTIRE DELLA CIVILTA'
QUI DOVE NACQUE
IL PATRIO CONSIGLIO.
Tratto da :  Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960

 

CARLO UMBERTO ZERBINATI    (1885-1974)

Poeta - Scrittore - Incisore

 

Il 17 ottobre 1885 nacque in Valeggio Carlo Umberto Zerbinati. Dopo gli studi liceali in Verona, si iscrisse all'università di Bologna, che abbandonò nel 1909 al quarto anno della facoltà di giurisprudenza. Più attratto dalla letteratura, durante gli anni accademici prediligeva ascoltare le lezioni di Giovanni Pascoli, succeduto nel 1905 a Giosuè Carducci sulla cattedra di letteratura italiana. Assunto come impiegato presso il Comune di Verona, entrò ben presto nel circolo degli artisti scaligeri pubblicando alcune raccolte poetiche e partecipando a tutte le iniziative del periodo che gli diedero una certa notorietà. Le sue prime opere pubblicate furono Dietro al filare, del 1904; Ver canorum, del 1909 e Novilunio del 1910.

Nel 1914, diede vita a "La via lattea", un esperimento che voleva essere geniale, ma che si rivelò di difficile e complessa attuazione: una rivista uscita in soli due numeri in agosto e in settembre, per i tipi delle arti grafiche O. Onestinghel, che fu opera sua e di Felice Casorati, Augusto Calabi e Pino Tedeschi. La rivista molto curata era composta in fascicoli di quaranta pagine quadrotte contenenti scritti poetici e disegni. Qui egli si occupò di spazi poetici con liriche ispirate a un simbolismo siderale che fece presagire i più interessanti esiti de La cenere (1925) e dell'Inno al cielo (1929). Trasferitosi a Mantova nel 1912, fu assunto da quel municipio per poi partire per la guerra, che combatté in Albania come alpino e poi come aviatore. Dal 1923 entrò come aiuto bibliotecario presso la biblioteca Teresiana di Mantova e qui vi rimase sino al gennaio del 1937. Durante questo periodo tenne sempre i contatti con l'ambiente veronese, pubblicando saggi e articoli. come i molti apparsi sulla rivista Il Garda. Molto bello e ancora citato fu l'articolo "Benaco ventoso" apparso nel settembre del 1927. A Valeggio tornava spesso per incontrarsi con gli amici, con cui giocava a carte e beveva un buon bicchiere di vino. L'uscita dal lavoro concise con l'inizio di una nuova esperienza artistica: la calcografia. Autodidatta, divenne un incisore molto rinomato fino a partecipare a mostre di alto livello come la XXIV Biennale di Venezia nel 1948, e la Quadriennale Nazionale d'Arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1951.

Grazie a una ricca varietà espressiva (acquaforte, puntasecca, acquatinta) e al suo disegno, andò acquistando un posto importante fra i calcografi della città virgiliana. L'osservazione della gente gli ispirò interessanti articoli pubblicati con ironia e gusto sulla Gazzetta di Mantova, dove apparvero una quarantina di elzeviri dal titolo efficace di Garofani. Dopo la guerra pubblicò Il giardino di Alice: per il transito di un'anima (1947) e Riva del Mondo (1957). Oltre a Casorati, ebbe come amici carissimi Pino Casarini, Guido Farina, Antonio Nardi, Mario Pajetta, Antonio Scolari, Guido Trentini, Lionello Fiumi e Diego Valeri. Morì a Mantova, il 21 marzo 1974 . 

 

 

Alessandro Sala    ( 1816 - 1890 )
Musicista  - Letterato - Insegnante

Nacque a Valeggio sul Mincio il 15 Aprile 1816 e crebbe musicalmente alla scuola di Domenico Foroni, di cui divenne allievo prediletto ed amico. Pianista ed organista di primo livello, ci ha lasciato due opere Ginevra di Monreale e Bice Alighieri, nonché varie composizioni per pianoforte tra cui La donna italiana, Danze e lacrime, a la sua Trilogia sinfonica per orchestra.

La sua musica fu fatta conoscere a livello nazionale ed internazionale grazie anche al direttore d'orchestra  Carlo Pedrotti, anche lui allievo di Domenico Foroni.

In giovane età  fu organista presso la parrocchiale di Valeggio, dove potè suonare il graden organo a canne di G.B. Sona, da poco realizzato (1824).

Cultore di musica sacra e fervente patriota, compose una Messa Solenne e una Messa Funebre per il venticinquesimo anniversario della morte di Carlo Alberto. Scrisse anche una Elegia per la morte di Vittorio Emenuele II, primo re d'Italia. Sala fu anche studioso e letterato, diede alla stampe due volumi: I Musicisti veronesi e Influenza benefica della musica.

Sebbene costretto delle sue attività a girare per tutta l'Italia, mantenne sempre un profondo legame con la sua terra d'origine, dove tornava non appena gli impegni glielo permettevano. Il 24 Ottobre 1858, in occasione dell'inaugurazione della statua dell'Immacolata, incantò i fedeli riuniti nella chiesa di valeggio, con le note di un concerto per organo.

Nel 1884 fu promotore e regista delle solenni celebrazioni, in memoria di Domenico e Jacopo Foroni e tenne l'orazione ufficiale in occasione dello scoprimento della lapide commemorativa, sulla facciata della casa natale dei due musicisti, presente anche, fra i tanti personaggi ed autorità convenuti, Antonietta Foroni Conti, soprano e sorella di Jacopo.

Alessandro Sala si spense a Verona il 7 febbraio 1890, ma volle essere sepolto nel cimitero della sua amata Valeggio.

 Tratto da :  Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960  -  A.R.Foroni, " Vocabolario del Dialèt Valesà", 1989

 

Don Giovanni Maria Beltrame   ( 1824 - 1906 )

Missionario - Esploratore e Geografo  - Linguista - Insegnate - Teologo - Letterato

Don Beltrame è il personaggio più importante e significativo della storia recente valeggiana. Se fosse vissuto nell'Inghilterra vittoriana, e non nella Verona prima austriaca e poi italiana. La sua notorietà serbe stata molto più vasta: probabilmente gli avrebbero dedicato monografie, le sue opere sarebbero state diffuse in tutto il mondo e avrebbero sicuramente realizzato almeno un film sulla sua avventurosa vita. Invece si è dovuto attendere di celebrare il centenario della morte per riscoprire in tutta la sua grandezza questo personaggio.

Il futuro missionario vide la luce alle ore 18 di Domenica 21 Novembre 1824, al civico 296 della Contrada Crosagna in Valeggio, da Rosa Marchesini fu Antonio e Giorgio Beltrame fu Giovanni.

La comunità valeggiana contava in quegli anni 4531 anime (censimento 1831) : secondo usanza, il piccolo Beltrame venne battezzato il giorno dopo, Lunedì 22 Novembre, nella chiesa parrocchiale di Valeggio, dall'arciprete Don Vitale Vitali (parroco dal 1808 al 1832) e gli vennero imposti i nomi dei nonni paterni : Giovanni Maria.

In quello stesso anno, il 26 Luglio, nacque anche il musicista valeggiano Jacopo Foroni, in Contrada Piazzola, battezzato con i nomi di Giovanni Giacomo.  Ci piace pensare che i primi anni scolastici Giovanni Maria li abbia trascorsi assieme a Jacopo, nell'aula allestita presso la canonica della parrocchia. Negli anni '20-'30 del XIX secolo, nelle scuole primarie di Valeggio era insegnate Don Andrea Carpani e quasi certamente fu lui il primo maestro di Giovanni e Jacopo.

Qualche anno dopo, nel 1839, notata la sua spiccata intelligenza, l'arciprete Don Giovanni Battista Simonati (parroco dal 1837 al 1879), con l'approvazione della famiglia, decise di avviarlo agli studi in un istituto sorto nel 1833 in Verona. Iniziava così l'avventura del quindicenne Giovanni Maria nel collegio che Don Nicola Mazza aveva creato con l'intento di  "raccogliere ed educare giovanetti poveri, forniti d'ottimo ingegno, bontà di costumi e sodo criterio...". La stessa strada venne seguita, qualche anno dopo, anche dal fratello Girolamo, più giovane di nove anni . Don Beltrame trascorse il resto della sua vita, ben 67 anni, fra le mura dell'istituzione mazziana.

Percorse velocemente le tappe che lo portarono alla realizzazione dei sogni della giovinezza e nel 1853 partì per il suo primo viaggio in Africa. Nonostante infinite difficoltà, riuscì a portare a termine il suo incarico e tornò a Verona nel 1855.

Fra il 1857 ed il 1862 compì il secondo viaggio africano, accompagnato, fra gli altri , da un giovane ed entusiasta Don Daniele Comboni, oggi elevato all'onore degli altari. Anche questa esperienza fu costellata di enormi difficoltà che furono superate grazie alla forte tempra ed all'intelligenza del nostro missionario.

Tornato definitivamente a Verona, si dedicò all'insegnamento ed alla feconda attività di scrittore. Numerose le pubblicazioni in cui raccontò dei suoi viaggi, compose tra l'altro anche grammatiche e dizionari nelle lingue africane che aveva conosciuto. Realizzò libri di testo scolastici, di poesia e teologia; fu socio delle più importanti istituzioni culturali provinciali, regionali e nazionali del tempo. Il suo nome è l'unico dei valeggiani a comparire nelle enciclopedie europee.   Negli ultimi anni della sua vita fu nominato Superiore Generale degli Istituti Don Mazza, carica che resse fino alla morte, avvenuta l'8 Aprile 1906 in Verona.

Nella ricorrenza del primo centenario della morte, l'Amministrazione Comunale di Valeggio sul Mincio ha posto una lapide sulla facciata di Palazzo Guarienti, in via Murari, per ricordarlo:

 
IN QUESTA ANTICA CONTRADA "CROSAGNA"
NACQUE IL 21 NOVEMBRE 1824
DON GIOVANNI MARIA BELTRAME
MISSIONARIO ESPLORATORE GEOGRAFO LINGUISTA
INSEGNANTE TEOLOGO LETTERATO
L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VALEGGIO QUESTO SEGNO PONE
A MEMORIA DELLA SUA INFATICABILE OPERA FRA LE GENTI AFRICANE
E PRESSO L'ISTITUTO DON MAZZA IN VERONA
NEL PRIMO CENTENARIO DELLA MORTE
 
8 APRILE 1906 - 8 APRILE 2006

 Tratto da:    C.Farinelli 10/2006

 

Dott. Agide Del Bue   ( 1874 - 1953 )
Medico condotto

Agide Del Bue nacque a Campagnola Emilia (RE) nel 1874; si laureò presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna il 2 Luglio 1898, con la tesi "Contributo allo studio dell'azione fisiologica e tossica della tossina difterica e delle sostanze in essa contenute" , rivelando fin da subito la sua vocazione ala ricerca scientifica, finalizzata a combattere le patologie di origine epidemica.

Dopo una prima esperienza professionale a san Giacomo delle Segnate (MN), fu medico condotto di Valeggio sul Mincio per più di quarant'anni, dal 1912 e fino alla morte nel 1953.

Il 17 maggio 1914, l'Amministrazione comunale di Valeggio confermava in maniera definitiva il dott. Del Bue "nel posto di Medico Chirurgo condotto del primo riparto". Il suo incarico comportava anche la responsabilità di direttore del locale Ospedale Civile e quella di Ufficiale Sanitario del Comune.

Fin dall'inizio della sua professione a Valeggio, Del Bue ha profuso la sua intelligenza per affrontare i gravi problemi socio-sanitari del tempo: primo fra tutti si battè per la costruzione di un acquedotto comunale che rifornisse di acqua potabile la popolazione e per la chiusura delle tre fontane pubbliche , che erogavano acqua malsana, fonte di seri problemi alla salute pubblica (fra cui gravi epidemie di tifo, come quella del 1915). Notevole fu la sua strenua lotta contro le malattie epidemiche, una su tutte la tubercolosi, che flagellavano le nostre contrade nei decenni precedenti la scoperta degli antibiotici.

Per capirne la tempra, basta citare che nel Settembre 1918, sul finire della Prima Guerra Mondiale, il dottor Del Bue, quale direttore dell'Ospedale Civile di Valeggio, inviava una lettera di ringraziamento al comandante del corpo di spedizione americano, accampato nei pressi di Valeggio, per aver accolto le sue richieste di aiuti in viveri per i ricoverati, così scrivendo : "L'ospedale è il naturale e necessario asilo dei malati poveri. Tutto ciò che torna a vantaggio dell'ospedale, torna a vantaggio della popolazione povera, cioè della maggior parte della popolazione stessa.

(...)L'attuale e crescente disagio è conseguenza del prolungatosi stato di guerra: tutto ciò che può alleviarlo contribuisce ad aumentare la resistenza della popolazione.    (...)Nulla di indecoroso nel non nascondere una povertà voluta e affrontata, assieme a sacrifici maggiori, per un ideale di giustizia; nessun ritegno quindi nel ricercare e perseguire ogni mezzo atto ad alleviare le sofferenze della popolazione, specialmente di quella povera".

Fra le tante emergenze affrontate da del Bue, ci fu anche quella della devastante pandemia che colpì l'Europa alla fine del primo conflitto mondiale e nei primi anni '20 del XX secolo, passata alla storia con il nome di Spagnola, che provocò più vittime della guerra stessa e mise a dura prova anche l'Ospedale Civile di Valeggio ed i medici che in esso lavoravano.     Nei tumultuosi anni del secondo dopo guerra, fu impegnato anche politicamente nelle prime amministrazioni repubblicane e fu, per breve tempo, sindaco di Valeggio.

Del Bue deve essere ricordato per quanto ha fatto per la nostra gente, per le capacità dimostrate, per il suo profondo senso etico e l'energia profusa senza risparmio nell'esercizio della sua difficile professione. Noto anche a livello nazionale, il dottor del Bue resta un chiaro esempio di uomo di scienza, appassionato medico e ricercatore.

Tratto da:        C.Farinelli 10/2006