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Dott. Prof. Angelo Nicolato ( 1888 - 1961 ) Chirurgo Oculista - Uomo politico
In quegli anni aderì al partito fascista, partecipò alla marcia su Roma e divenne segretario provinciale del partito. Fu poi deputato al Parlamento per due legislature e per dieci anni, dal 1933 al 1943, Podestà di Pavia. L'attività politica non lo distolse dai suoi doveri di medico e chirurgo oculista e dall'insegnamento nella clinica oculistica a studenti specializzandi. La sua attività scientifica fu ricca di risultati e lo portò a praticare, primo in Europa e fra i primi nel mondo, il trapianto di cornea, nel 1936, quando l'era dei trapianti sembrava cosa da fantascienza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, trascorso il burrascoso periodo della guerra civile e degli anni che ad essa seguirono, allontanato dall'università per i suoi trascorsi politici, trovò rifugio nella casa paterna e nell'Ospedale Civile di Valeggio sul Mincio. A Valeggio ebbe la possibilità di ritornare a lavorare come medico, ritrovò la sua serenità e riprese la sua quasi frenetica attività di chirurgo, che lo riportò alla sua cattedra di Clinica Oculistica dell'Università di Pavia, svolgendo attività contemporaneamente anche a Milano e Mantova. Non abbandonò più la sua Valeggio, dove tornava ogni Sabato e Domenica per operare, curare e... fare la sacrosanta partita a ramino con gli amici valeggiani, e dove tornò definitivamente in un gelido sabato di Maggio nel 1961 per essere inumato nella tomba di famiglia.
Tratto da : A.R.Foroni, " Vocabolario del Dialèt Valesà" , 1989.
Domenico Foroni ( 1796 - 1853 ) Musicista e Patriota
Nel 1818, Domenico accettò il doppio incarico di direttore dell'Accademia veronese degli "Anfioni Filocorei" e di maestro concertatore del Teatro Filarmonico; nel contempo svolse anche un'intensa attività di insegnante. I suoi discepoli più illustri furono, oltre ai figli Antonia e Jacopo, il valeggiano Alessandro Sala, Carlo Pedrotti , Paolo Bombardi, Domenico Conti e Maria Spezia Aldegheri. Compositore egregio di musica sacra di lui ci restano un "Miserere" ed alcune "Messe"; scrisse fra l'altro anche diversi brani musicali per la Sinagoga di Verona: purtroppo gran parte della sua opera è andata perduta. Nel 1848, Domenico partecipò attivamente alla Prima Guerra di Indipendenza: quale membro del comitato segreto dei patrioti veronesi, per tre volte propose al ministro piemontese della guerra un piano particolareggiato per la presa di Verona, ma lo stato maggiore di Carlo Alberto non lo mise in atto per la negligenza e l'inettitudine dei suoi generali e la prima guerra d'indipendenza finì con un nulla di fatto. Dopo un'intensa e prolifica carriera, Domenico si spense il 24 Marzo del 1853, in Verona. Sulla sua tomba, presso il cimitero monumentale della città scaligera, si legge :
A DOMENICO FORONI NATO A VALEGGIO IL 10 LUGLIO 1796 CHE L'INGEGNO ALLE DISCIPLINE DEL BELLO IL CUORE AI GENEROSI AFFETTI EDUCO' DELLE VIVIDE ARMONIE CREATORE DELL'ARTE MUSICA INSEGNATORE SAPIENTE NEL DI' XXIV MARZO 1853 AGLI ETERNI CANTI ELEVATO
Tratto da : Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960
Jacopo Foroni ( 1824 - 1858 ) Musicista e Patriota
A quindici anni affrontò la musica sacra con un Credo per coro ed organo ed un Salmo Leatatum sum tra voci maschili, definito da Alessandro Sala "grandioso". A sedici anni scrisse tre romanze per canto e pianoforte: La lontananza, Il desiderio e L'anima del Purgatorio. E' del 1846 la sua prima opera Margherita, melodramma in due atti. Due anni dopo, stava per andare in scena, in un teatro milanese, la 18° rappresentazione dell'opera, quando scoppiò la rivolta delle Cinque giornate di Milano. Alla sollevazione contro l'occupazione austriaca partecipò attivamente anche Jacopo, imbracciando il fucile e sparando dalle barricate che sorgevano nelle strade: fu in questa occasione che compose l'inno patriottico L'Italiana. Dopo l'episodio bellico, il musicista riprese la sua attività e girò l'Europa fino a che, nel 1849, fu chiamato a Stoccolma come direttore dell'Opera Italiana nel Mindre Teatern e dei concerti classici nello Stora Teatern. Sempre a Stoccolma, nel 1850, fece rappresentare il suo secondo melodramma Cristina Regina di Svezia, che ebbe un vasto successo: il re di Svezia, Oscar I, al quale l'opera era dedicata, volle insignire il musicista valeggiano dell'Ordine di Vasa e nominarlo Maestro della Cappella Reale. Jacopo visse a Stoccolma per circa nove anni; tornò a Milano nel 1852, per rappresentare la sua terza opera lirica I Gladiatori che ottenne un lusinghiero riscontro di pubblico. Durante questo viaggio, Jacopo tornò per l'ultima volta a Valeggio, prima di riprendere la strada verso la lontana Svezia, dove continuò la sua intensa attività di Maestro della Cappella Reale, che accrebbe la sua notorietà. In questi anni compose anche la famosa Sinfonia in do minore che lo confermò come uno dei musicisti più promettenti del tempo; da notare che questa era tra le musiche preferite dal grande maestro Arturo Toscanini. Fra le ultime sue composizioni, Jacopo scrisse per un genetliaco reale la cantata sinfonica L'Avvocato Panthelin. L'8 Settembre 1858, colpito dal colera, si spegneva prematuramente a soli 34 anni, lasciando un vuoto incolmabile non solo in chi l'amava, ma anche nel mondo della musica. Fu sepolto, dopo una solenne cerimonia in cui vennero suonate le sue musiche, nel cimitero cattolico di Stoccolma, dove ancora riposa. Sulla casa natale valeggiana, nel 1884, alla presenza di molte autorità , di esponenti del mondo musicale, della sorella Atonia e di Alessandro Sala, che tenne l'orazione ufficiale, fu scoperta la seguente iscrizione : QUI IL 26 LUGLIO 1824 JACOPO FORONI AUTORE ISPIRATO E SAPIENTE DI MELODRAMMI E SINFONIE EBBE I NATALI DA DOMENICO FORONI NELL'ARTE MUSICALE SOMO INSEGNANTE VALEGGIO 1884
Tratto da : Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960 A.R.Foroni, " Vocabolario del Dialèt Valesà" , 1989.
Girolamo Gottardi ( 1853 - 1886 ) Medico - Esploratore
Nel 1880 tornò a Valeggio per poi assumere l'incarico di medico condotto in Roverchiara. Nel 1881, si imbarcò come medico di bordo sulla nave "Correbo III" , per il suo primo viaggio verso l'America del Sud. Nel 1882 è ancora in viaggio verso l'India e per due volte raggiungerà Bombay. Durante uno di questi viaggi si incontrò con i membri della "Spedizione Bianchi", che lo appassionarono alle esplorazioni extra-europee. Nonostante i familiari e lo stesso don Giovanni Beltrame, noto esploratore, lo sconsigliassero, Girolamo iniziò a frequentare gli ambienti scientifici milanesi e quelli della "Società d'esplorazione in Africa", dove presentò formale richiesta di partecipazione alle attività esplorative. Nel 1885 venne contattato ed aggregato alla spedizione che il conte Gian Pietro Porro stava organizzando. La partenza avvenne del porto di Genova il 24 Gennaio 1886: i membri della spedizione erano 14 e giunsero ad Aden il 7 Febbraio. Le difficoltà iniziarono fin da subito per le ostilità incontrate presso le autorità locali e, dopo un'avventurosa attraversata di 135 miglia la spedizione arrivò a Zeila, nella Somalia Britannica. Lo scopo dell'impresa era quello di esplorare l'allora sconosciuta regione etiope, denominata Harrar, ma poco prima di arrivare al capoluogo Gidessa, l'accampamento italiano fu circondato da truppe inviate dall'emiro dell'Harrar che, con la scusa di volerli scortare fino alla cittadina, li disarmarono e poco dopo aprirono il fuoco, massacrando tutti i componenti della spedizione. Sulla casa natale di Girolamo, in piazza Carlo Alberto, una lapide ricorda:
GOTTARDI DOTT. GIROLAMO CO LA SPEDIZIONE PORRO TRUCIDATO IN AFRICA IL 9 APRILE 1886 AL NUOVO MARTIRE DELLA CIVILTA' QUI DOVE NACQUE IL PATRIO CONSIGLIO.
Tratto da : Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960
Alessandro Sala ( 1816 - 1890 ) Musicista - Letterato - Insegnante
La sua musica fu fatta conoscere a livello nazionale ed internazionale grazie anche al direttore d'orchestra Carlo Pedrotti, anche lui allievo di Domenico Foroni. In giovane età fu organista presso la parrocchiale di Valeggio, dove potè suonare il graden organo a canne di G.B. Sona, da poco realizzato (1824). Cultore di musica sacra e fervente patriota, compose una Messa Solenne e una Messa Funebre per il venticinquesimo anniversario della morte di Carlo Alberto. Scrisse anche una Elegia per la morte di Vittorio Emenuele II, primo re d'Italia. Sala fu anche studioso e letterato, diede alla stampe due volumi: I Musicisti veronesi e Influenza benefica della musica. Sebbene costretto delle sue attività a girare per tutta l'Italia, mantenne sempre un profondo legame con la sua terra d'origine, dove tornava non appena gli impegni glielo permettevano. Il 24 Ottobre 1858, in occasione dell'inaugurazione della statua dell'Immacolata, incantò i fedeli riuniti nella chiesa di valeggio, con le note di un concerto per organo. Nel 1884 fu promotore e regista delle solenni celebrazioni, in memoria di Domenico e Jacopo Foroni e tenne l'orazione ufficiale in occasione dello scoprimento della lapide commemorativa, sulla facciata della casa natale dei due musicisti, presente anche, fra i tanti personaggi ed autorità convenuti, Antonietta Foroni Conti, soprano e sorella di Jacopo. Alessandro Sala si spense a Verona il 7 febbraio 1890, ma volle essere sepolto nel cimitero della sua amata Valeggio.
Tratto da : Luigi Decò, "Valeggio sul Mincio", 1960 A.R.Foroni, " Vocabolario del Dialèt Valesà", 1989
Don Giovanni Maria Beltrame ( 1824 - 1906 ) Missionario - Esploratore e Geografo Linguista - Insegnate - Teologo - Letterato
Il futuro missionario vide la luce alle ore 18 di Domenica 21 Novembre 1824, al civico 296 della Contrada Crosagna in Valeggio, da Rosa Marchesini fu Antonio e Giorgio Beltrame fu Giovanni. La comunità valeggiana contava in quegli anni 4531 anime (censimento 1831) : secondo usanza, il piccolo Beltrame venne battezzato il giorno dopo, Lunedì 22 Novembre, nella chiesa parrocchiale di Valeggio, dall'arciprete Don Vitale Vitali (parroco dal 1808 al 1832) e gli vennero imposti i nomi dei nonni paterni : Giovanni Maria. In quello stesso anno, il 26 Luglio, nacque anche il musicista valeggiano Jacopo Foroni, in Contrada Piazzola, battezzato con i nomi di Giovanni Giacomo. Ci piace pensare che i primi anni scolastici Giovanni Maria li abbia trascorsi assieme a Jacopo, nell'aula allestita presso la canonica della parrocchia. Negli anni '20-'30 del XIX secolo, nelle scuole primarie di Valeggio era insegnate Don Andrea Carpani e quasi certamente fu lui il primo maestro di Giovanni e Jacopo. Qualche anno dopo, nel 1839, notata la sua spiccata intelligenza, l'arciprete Don Giovanni Battista Simonati (parroco dal 1837 al 1879), con l'approvazione della famiglia, decise di avviarlo agli studi in un istituto sorto nel 1833 in Verona. Iniziava così l'avventura del quindicenne Giovanni Maria nel collegio che Don Nicola Mazza aveva creato con l'intento di "raccogliere ed educare giovanetti poveri, forniti d'ottimo ingegno, bontà di costumi e sodo criterio...". La stessa strada venne seguita, qualche anno dopo, anche dal fratello Girolamo, più giovane di nove anni . Don Beltrame trascorse il resto della sua vita, ben 67 anni, fra le mura dell'istituzione mazziana. Percorse velocemente le tappe che lo portarono alla realizzazione dei sogni della giovinezza e nel 1853 partì per il suo primo viaggio in Africa. Nonostante infinite difficoltà, riuscì a portare a termine il suo incarico e tornò a Verona nel 1855. Fra il 1857 ed il 1862 compì il secondo viaggio africano, accompagnato, fra gli altri , da un giovane ed entusiasta Don Daniele Comboni, oggi elevato all'onore degli altari. Anche questa esperienza fu costellata di enormi difficoltà che furono superate grazie alla forte tempra ed all'intelligenza del nostro missionario. Tornato definitivamente a Verona, si dedicò all'insegnamento ed alla feconda attività di scrittore. Numerose le pubblicazioni in cui raccontò dei suoi viaggi, compose tra l'altro anche grammatiche e dizionari nelle lingue africane che aveva conosciuto. Realizzò libri di testo scolastici, di poesia e teologia; fu socio delle più importanti istituzioni culturali provinciali, regionali e nazionali del tempo. Il suo nome è l'unico dei valeggiani a comparire nelle enciclopedie europee. Negli ultimi anni della sua vita fu nominato Superiore Generale degli Istituti Don Mazza, carica che resse fino alla morte, avvenuta l'8 Aprile 1906 in Verona. Nella ricorrenza del primo centenario della morte, l'Amministrazione Comunale di Valeggio sul Mincio ha posto una lapide sulla facciata di Palazzo Guarienti, in via Murari, per ricordarlo:
IN QUESTA ANTICA CONTRADA "CROSAGNA" NACQUE IL 21 NOVEMBRE 1824 DON GIOVANNI MARIA BELTRAME MISSIONARIO ESPLORATORE GEOGRAFO LINGUISTA INSEGNANTE TEOLOGO LETTERATO L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VALEGGIO QUESTO SEGNO PONE A MEMORIA DELLA SUA INFATICABILE OPERA FRA LE GENTI AFRICANE E PRESSO L'ISTITUTO DON MAZZA IN VERONA NEL PRIMO CENTENARIO DELLA MORTE
8 APRILE 1906 - 8 APRILE2006
Tratto da: C.Farinelli 10/2006
Dott. Agide Del Bue ( 1874 - 1953 ) Medico condotto
Dopo una prima esperienza professionale a san Giacomo delle Segnate (MN), fu medico condotto di Valeggio sul Mincio per più di quarant'anni, dal 1912 e fino alla morte nel 1953. Il 17 maggio 1914, l'Amministrazione comunale di Valeggio confermava in maniera definitiva il dott. Del Bue "nel posto di Medico Chirurgo condotto del primo riparto". Il suo incarico comportava anche la responsabilità di direttore del locale Ospedale Civile e quella di Ufficiale Sanitario del Comune. Fin dall'inizio della sua professione a valeggio, Del Bue ha profuso la sua intelligenza per affrontare i gravi problemi socio-sanitari del tempo: primo fra tutti si battè per la costruzione di un acquedotto comunale che rifornisse di acqua potabile la popolazione e per la chiusura delle tre fontane pubbliche , che erogavano acqua malsana, fonte di seri problemi alla salute pubblica (fra cui gravi epidemie di tifo, come quella del 1915). Notevole fu la sua strenua lotta contro le malattie epidemiche, una su tutte la tubercolosi, che flagellavano le nostre contrade nei decenni precedenti la scoperta degli antibiotici. Per capirne la tempra, basta citare che nel Settembre 1918, sul finire della Prima Guerra Mondiale, il dottor Del Bue, quale direttore dell'Ospedale Civile di Valeggio, inviava una lettera di ringraziamento al comandante del corpo di spedizione americano, accampato nei pressi di Valeggio, per aver accolto le sue richieste di aiuti in viveri per i ricoverati, così scrivendo : "L'ospedale è il naturale e necessario asilo dei malati poveri. Tutto ciò che torna a vantaggio dell'ospedale, torna a vantaggio della popolazione povera, cioè della maggior parte della popolazione stessa. (...)L'attuale e crescente disagio è conseguenza del prolungatosi stato di guerra: tutto ciò che può alleviarlo contribuisce ad aumentare la resistenza della popolazione. (...)Nulla di indecoroso nel non nascondere una povertà voluta e affrontata, assieme a sacrifici maggiori, per un ideale di giustizia; nessun ritegno quindi nel ricercare e perseguire ogni mezzo atto ad alleviare le sofferenze della popolazione, specialmente di quella povera". Fra le tante emergenze affrontate da del Bue, ci fu anche quella della devastante pandemia che colpì l'Europa alla fine del primo conflitto mondiale e nei primi anni '20 del XX secolo, passata alla storia con il nome di Spagnola, che provocò più vittime della guerra stessa e mise a dura prova anche l'Ospedale Civile di Valeggio ed i medici che in esso lavoravano. Nei tumultuosi anni del secondo dopo guerra, fu impegnato anche politicamente nelle prime amministrazioni repubblicane e fu, per breve tempo, sindaco di Valeggio. Del Bue deve essere ricordato per quanto ha fatto per la nostra gente, per le capacità dimostrate, per il suo profondo senso etico e l'energia profusa senza risparmio nell'esercizio della sua difficile professione. Noto anche a livello nazionale, il dottor del Bue resta un chiaro esempio di uomo di scienza, appassionato medico e ricercatore.
Tratto da: C.Farinelli 10/2006
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Angelo Nicolato nacque a Milano da Antonio, originario di Caldiero, e dal Luigia Carteri, valeggiana, il 29 Ottobre 1888. Compì gli studi medi a Milano e quelli universitari a Pavia, dove nel 1913 si laureò con lode in Medicina e Chirurgia. Chiamato al servizio militare, era ancora sottotenente medico quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale; la sua ferma si prolungò sino al giorno della Vittoria nel 1918. Alpino per spirito e tradizione, combattè tutta la guerra sull'Adamello, meritandosi una medaglia di bronzo e due croci di guerra. Congedato, iniziò la sua professione di medico ed in aprticolare di oculista, divenendo prima assistente, poi aiuto e quindi Direttore della Clinica Oculistica dell'Università di Pavia, nel 1926.
Nacque a Valeggio il 10 Luglio 1796, da una famiglia di possidenti, al numero 562 di Contrada Piazzola (ora via Jacopo Foroni). Il 7 Novembre 1818 sposò Teresa Zovetti, dalla quale ebbe cinque figli, due dei quali divennero famosi: Antonia (1822) apprezzato soprano e Jacopo (1824) compositore e direttore della Cappella Reale di Svezia.
Figlio di Domenico, nacque il 26 Luglio 1824 nella casa di Contrada Piazzola, in quella stessa via che oggi è a lui dedicata. Intelligenza vivida e precocissima, a otto anni suonava già il pianoforte e a dodici si esibì in pubblico , presentando una sua composizione al Teatro Filarmonico di Verona. Frequentò il classico e , per un solo anno, Giurisprudenza presso l'Università di Padova, poi si trasferì a Milano per perfezionare la sua preparazione musicale, con il maestro Alberto Mazzuccato.
Nato nel 1853 da un'antica ed agiata famiglia valeggiana, studiò presso il collegio vescovile di Verona e si laureò in Medicina a Padova, a soli 24 anni. Per un breve periodo, fece parte del 6° Reggimento di Cavalleria di Aosta, con il grado di sottotenente medico.
Nacque a Valeggio sul Mincio il 15 Aprile 1816 e crebbe musicalmente alla scuola di Domenico Foroni, di cui divenne allievo prediletto ed amico. Pianista ed organista di primo livello, ci ha lasciato due opere Ginevra di Monreale e Bice Alighieri, nonché varie composizioni per pianoforte tra cui La donna italiana, Danze e lacrime, a la sua Trilogia sinfonica per orchestra.
Don Beltrame è il personaggio più importante e significativo della storia recente valeggiana. Se fosse vissuto nell'Inghilterra vittoriana, e non nella Verona prima austriaca e poi italiana. La sua notorietà serbe stata molto più vasta: probabilmente gli avrebbero dedicato monografie, le sue opere sarebbero state diffuse in tutto il mondo e avrebbero sicuramente realizzato almeno un film sulla sua avventurosa vita. Invece si è dovuto attendere di celebrare il centenario della morte per riscoprire in tutta la sua grandezza questo personaggio.
Agide Del Bue nacque a Campagnola Emilia (RE) nel 1874; si laureò presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna il 2 Luglio 1898, con la tesi "Contributo allo studio dell'azione fisiologica e tossica della tossina difterica e delle sostanze in essa contenute" , rivelando fin da subito la sua vocazione ala ricerca scientifica, finalizzata a combattere le patologie di origine epidemica.